La chiesa di San Benedetto a Salerno: dai fasti al silenzio

La chiesa di San Benedetto a Salerno, è oggi un luogo quasi surreale. Difficile da trovare aperta durante il giorno da quando sono andati via i Padri Domenicani che la gestivano, quando si ha la fortuna di poterci entrare si resta per un momento senza fiato. Lo spazio è ciò che toglie il fiato, all’interno, infatti, non ci sono arredi o monumenti che possono attrarre l’attenzione del visitatore. L’architettura però, anche dopo la ristrutturazione, ti trasporta in un’altra epoca. E il silenzio ti rapisce.

Le origini della chiesa di San Benedetto a Salerno

La prima notizia della chiesa di San Benedetto a Salerno, che in origine era incorporata all’omonimo monastero, si ha nel 868, e sorgeva nel luogo che all’epoca era denominato Orto Magno.

L’acquedotto medievale di Salerno, detto anche Ponte dei Diavoli, fu edificato proprio per portare acqua a al monastero benedettino. A esso è legata la leggenda del Mago Barliario.

Nel 930 il monastero assume il rango di abbazia. Diviene uno dei più importanti centri religiosi dell’Italia del Sud, al punto da essere a capo di tutti i monasteri benedettini del Principato e delle Calabrie. è legato in modo indissolubile all’attività della Scuola Medica Salernitana, perché molti dei monaci erano al tempo stesso dei medici.

Il monastero

Il Complesso di San Benedetto risale tra il VII ed il IX secolo in epoca longobarda, . Esso era a ridosso delle mura orientali del sistema difensivo voluto da Arechi II. Nel 930 il monastero assunse il rango di abbazia.  Tra le sue mura ospitò importanti figure storiche, come l’abate Desiderio, futuro papa Vittore III e Gregorio VII, che qui morì. Il monastero fu retto negli anni da diversi ordini monastici e fu quindi soppresso nel 1807, a seguito delle leggi napoleoniche. L’abbazia divenne distretto militare, mentre la chiesa fu trasformata nel Real Teatro. La chiesa fu restituita alla Curia solo un secolo dopo. Attualmente si sono conservati diversi parti del quadriportico romanico e del loggiato rinascimentale del “Castelnuovo Reale”, appartenente al palazzo della regina Margherita di Durazzo. Oggi è sede del Museo Archeologico Provinciale.

La soppressione e il teatro

Le leggi napoleoniche sopprimono il monastero nel 1807 e nel 1811 dopo 226 anni. La chiesa, dopo profonde trasformazioni, diventa un teatro. Il re Ferdinando II, nel 1833, ignorando la trasformazione in teatro, conferisce a Girolamo dei Marchesi D’Andrea la vacante Badia di San Benedetto, che divenuta così di regio patronato. Tuttavia, dopo alterne vicende solo nel 1963 la chiesa fu restituita al clero, mentre il monastero continua ad essere, ancora oggi, caserma militare.

Salerno non dimentica

Per quanto sia proprio di fronte al Museo Archeologico Provinciale, la Chiesa di San Benedetto a Salerno non è meta di turisti, ma per i salernitani è un luogo assolutamente da riscoprire. La sua storia e quanto ha rappresentato per la città, sopratutto prima e dopo l’anno 1000, non può essere dimenticato. Il monastero di San Benedetto, rappresentava uno dei pochi luoghi dove fosse possibile studiare, e farsi curare. Un rifugio sicuro per i forestieri, e oggi è un luogo dove poter incontrare se stessi nel silenzio e nella preghiera.

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