Convento San Francesco a Salerno, l’ex carcere

Il Convento San Francesco d’Assisi a Salerno è situato nella parte alta del Centro Storico. La maggior parte dei salernitani ne ha sempre ignorato l’esistenza, perché dal 1815 il Convento divenne sede delle Carceri Maschili.

Oggi rappresenta un pugno nell’occhio a causa dell’abbandono, altro che Salerno da vedere. La posizione, aperta sul Golfo e sull’infinito, che rappresentava una vera beffa per i carcerati. è invidiabile. Sicuramente dei privati farebbero carte false per poterci costruire magari un albergo con vista sul paradiso.

Le carceri di Salerno

In realtà le carceri si componevano di diversi edifici collegati, in particolare del  Convento di San Pietro a Maiella e San Giacomo e appunto del Convento San Francesco. Le carceri femminili, invece, sorsero al posto del Monastero di Santa Maria della Consolazione.

Il Convento San Francesco d’Assisi a Salerno

Il convento sorse intorno al 1222 e fu sede dei frati minori. Il suo restauro e ampliamento, dopo diversi anni di abbandono, fu opera della Regina Margherita di Durazzo, nel 1409. In origine, il monumento funebre della Regina, che morì nel 1412, fu posto proprio nella chiesa di San Francesco. In seguito il monumentale sepolcro fu spostato nel Duomo di Salerno.

Il convento fu soppresso nel 1808 con decreto napoleonico e si progetta di trasformarlo in carceri giudiziarie maschili. La chiesa viene richiesta dalla confraternita del clero ma non viene concessa. Nel 1809 il monastero è adibito per quartiere delle guardie civiche. Nel 1815 fu adibito a sede delle carceri giudiziarie maschili insieme al vicino convento di San Pietro e San Giacomo, costituendo il complesso delle carceri di S.Antonio. Le carceri furono chiuse a metà degli anni ’80, quando fu inaugurato il nuovo carcere di Fuorni.

Oggi solo degrado

Da allora le strutture dell’ex Convento San Francesco d’Assisi a Salerno furono abbandonate fino a quando nel 1997 il Comune di Salerno bandì un concorso internazionale di idee per il recupero degli “Edifici Mondo“, così denominati per la loro grandezza e complessità (ricoprendo complessivamente un’area di 18 mila metri quadrati).

Il concorso vide vincitori due gruppi di professionisti:

  • Il primo fu lo studio SANAA, degli architetti giapponesi Sejima e Nishizawa, vincitore del Premio Pritzker nel 2010, che si occuparono della progettazione degli spazi pubblici;
  • Il secondo era costituito dall’architetto milanese Antonio Monestiroli e dal romano Antonio Las Casas, che si occuparono del restauro degli edifici.

A causa della mancanza di risorse economiche il progetto, tuttavia, non ebbe seguito e oggi tutto versa in uno stato di abbandono totale, con il serio rischio di crollare.

 

 

 

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