Giovanni Da Procida al servizio dell’imperatore

Giovanni da Procida fu un notevole medico della Scuola Medica Salernitana. Il suo nome è legato al centro storico di Salerno, perché a lui è intitolata una delle più antiche vie della città.

Nacque a Salerno intorno al 1210 da una nobile famiglia.

Giovanni studiò, ovviamente, medicina e quindi tutte le arti liberali (logica, filosofia, matematica, grammatica….), che all’epoca concorrevano alla formazione di un medico. La sua fama doveva essere notevole e la sua fede verso l’Imperatore comprovata se Federico II  lo volle come suo medico di corte. L’imperatore gli affidò l’educazione del figlio Manfredi regnante che poi allargò il porto di Salerno.

Si trovò al fianco di Manfredi fino alla disfatta di Benevento del 1266. Dopo la sconfitta fu costretto alla fuga e cominciò a viaggiare tra le corti di tutta Europa. La sua grande opera diplomatica era finalizzata al ritorno della dinastia sveva sui troni di Napoli e Sicilia e alla cacciata degli Angioini dalla penisola italiana. Ciò lo fece divenire uno dei principali avversari di Carlo I d’Angiò nei due decenni successivi.

Il medico salernitano si distinse al punto che l’imperatore gli donò diversi feudi. Di certo quelli di Tramonti e di Caiano (Caggiano).

È probabile che sia questo il periodo in cui ha scritto un famoso compendio di medicina la utilissima practica brevis. Di questa opera parlano in termini encomiastici altri medici suoi contemporanei in alcuni loro scritti. Fino ad ora si ritiene perduto, a meno che non sia stato attribuito ad altro autore. Nella pratica sono nominati anche alcuni tra i suoi più noti rimedi, alcuni dei quali adottati per lo stesso imperatore.
Da quando entrò a corte (intorno al 1240), non si staccò quasi mai dalla famiglia imperiale, e seguì il sovrano nelle campagne militari nel nord Italia.

Il porto e la fiera di Salerno

Manfredi gli affidò alte cariche se molti documenti di competenza del Gran Cancelliere o del Protonotaro portavano la firma del da Procida. In quel periodo assai si produsse come consigliere e ambasciatore per creare un clima favorevole allo Svevo, ma, oltre che fine diplomatico, non mancò di perseguire iniziative atte a favorire l’economia del regno: un esempio è l’istituzione (o l’istituzionalizzazione), della fiera di Salerno e l’ampliamento del porto che si premurò di presentare e sostenere all’attenzione del re. La fiera di San Matteo era la più grande fiera dell’Italia meridionale.

Un diplomatico moderno

Giovanni Da Procida fu particolarmente attivo a Roma, a Costantinopoli e in Aragona, dove offrì per lungo tempo i suoi servigi al re Giacomo I d’Aragona e in seguito a suo figlio Pietro III d’Aragona.

Fu quindi tra i principali organizzatori e animatori dei Vespri Siciliani e della guerra che ne seguì, così come fautore dell’intervento di Pietro d’Aragona in Sicilia.

Il 2 febbraio 1283 fu nominato Gran Cancelliere di Sicilia, pur continuando, nonostante l’età, la sua frenetica attività diplomatica tra le diverse corti d’Europa.

Fu in un’ennesima missione diplomatica che Giovanni da Procida morì, a Roma, nel 1298, all’età di ottantotto anni.

Il giudizio storico sulla sua figura, nei secoli successivi, fu spesso controverso: diversi storici, in particolare di parte guelfa, lo videro a lungo come un mero “cospiratore contro l’autorità costituita“. Nonostante ciò, a partire dal XIX secolo la sua figura è stata sempre più riabilitata, figurando in tali giudizi come uno dei primi uomini politici e diplomatici nel senso “moderno” del termine.

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