Gisulfo II di Salerno, l’ultimo principe longobardo

Gisulfo II di Salerno fu l’ultimo principe longobardi a sedere sul trono della città, prima di essere estromesso dagli invasori normanni.

Gisulfo era figlio di Guaimaro IV e fratello della principessa Sichelgaita e della futura principessa di Sarno Gaitelgrima. Egli partecipò da giovanissimo alle conquiste che suo padre fece, e che resero Salerno una vera e propria capitale.

La triste sorte del padre Guaimaro

Guaimaro, il padre di Gisulfo, era il principe longobardo più potente del sud. Sotto il suo dominio vi erano Salerno, Capua, Sorrento, Amalfi e Gaeta. Inoltre aveva come suo vassalli i normanni che comandavano Aversa e l’Apulia. Una potenza economica e militare, che però faceva gola a tanti, e gli procurò molti nemici, soprattutto agli Amalfitani e i bizantini. Fu infatti ordita da loro la congiura che portò alla sua uccisione. Tra il 2 ed il 3 giugno 1052, quindi fu assassinato nel porto di Salerno da quattro suoi cognati.

Il rapimento e la liberazione di Gisulfo

I congiurati rapirono Gisulfo, ma nel frattempo a Salerno accorsero gli alleati normanni, che posero d’assedio la città. Alla fine riuscirono a ottenere la liberazione del futuro principe. Quando la città si arrese ai normanni, Gisulfo II di Salerno fu riconosciuto principe.

Il suo carattere sanguinario e vendicativo

Gisulfo non aveva affatto ereditato il carattere del padre, anzi era l’opposto. Incapace di mantenere buone relazioni con gli alleati, prestò si inimicò i normanni e anche il conte di Aversa.

Nei resoconti di Amato di Montecassino, Gisulfo è descritto come un criminale e un delinquente. Di lui ci viene raccontato l’episodio “di una sfortunata vittima [un amalfitano] che Gisulfo teneva prigioniero in una gelida cella, al quale prima tolse l’occhio destro, poi ogni giorno un dito della mano e del piede. Egli [Amato] aggiunge che l’imperatrice Agnese – che stava soggiornando nel sud Italia – offrì personalmente centinaia di monete d’oro e un suo stesso dito come riscatto, ma le sue preghiere rimasero inascoltate” (Wikipedia)

La sorella Sichelgaita in sposa al Guiscardo

Gisulfo II di Salerno, per provare a ricucire i rapporti con i normanni, offrì a Roberto il Guiscardo sua sorella Sichelgaita in sposa. Nel frattempo, però, cercava alleati in oriente proprio per combattere contro i normanni.

La sua politica ambigua e le vessazioni ai danni soprattutto degli amalfitani, gli costarono l’isolamento politico. Anche Papa Gregorio VII provò a richiamarlo all’ordine, ma senza successo.

castello arechi di salerno

La fine del principato longobardo

Salerno era così esposta ai nemici, priva di qualunque protezione e alleanza. Fu così che nel 1076 Roberto il Guiscardo con altri alleati pose d’assedio la città. Gisulfo, nel frattempo, continuava a mantenere il suo tenore lussuoso di vita, mentre il popolo veniva preso per fame.

Il 13 dicembre Salerno si arrese. Il principe allora si ritirò nel Castello di Arechi, dove restò fino a maggio del 1077, quando finirono i viveri.

Forse il Guiscardo, per rispetto di Sichelgaita, evitò di attaccare il castello, preferendo aspettare che Gisulfo si arrendesse.

Questa fu la fine della Salerno longobarda. Tutte le terre furono occupate dai Normanni

La fine di Gisulfo II di Salerno, ultimo principe longobardo della città

Alla caduta di Salerno, Gisulfo si rifugiò prima a Capua, poi a Roma da Papa. Tra il 1088 e il 1089, le cronache riportano che fu anche Duca di Amalfi, durante una ribellione della città al dominio normanno.

Gli ultimi anni di vita, li trascorse nel castello di Sarno dove regnava la sorella Gaitelgrima. Morì dunque a Sarno tra il 1090 e il 1091 e fu sepolto nel castello di quella città.

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