gli ebrei a salerno

Gli ebrei a Salerno, una presenza antica

Gli ebrei a Salerno, una presenza che ha origini antiche. Addirittura fin dal IV secolo data a cui si fa risalire il ritrovamento di una lucerna decorata con una raffigurazione stilizzata del candelabro. Il reperto fu rinvenuto nell’area di una necropoli venuta alla luce in occasione della costruzione del Palazzo di Giustizia (1932-33).

Le origni

La documentazione relativa ad un insediamento stabile e cospicuo inizia però nel X secolo.

Il quartiere ebraico, o giudecca,  sorgeva tra il muro della città e l’antemurale (inter muro et muricino), vicino alla riva del mare. Molti suoli su cui gli ebrei costruivano le proprie abitazioni appartenevano alla sovrastante chiesa di santa Maria de Domno, così come parecchie case che essi prendevano in fitto dalla stessa chiesa, che sarà denominata anche sancta Maria de la Judeca. 

Le case col tempo si fusero con le mura, tanto che alcuni abitanti chiesero il permesso di aprire finestre nelle mura per dare luce alle stanze.

Gli ebrei a Salerno si insediarono fuori dalle vecchie mura longobarde. Sfruttarono i numerosi suoli vuoti e la comunità ebbe un notevole sviluppo tra la fine del X secolo e gli inizi dell’XI secolo. Essi trovarono tra quegli spazi periferici e poco popolati il contesto più conveniente per svolgere con maggiore comodità le proprie industrie e traffici, e per custodire meglio la propria identità.

Nella Giudecca fu eretta anche la chiesa dedicata a santa Lucia de Judaica.

Gli ebrei a Salerno erano ben inseriti nella comunità

Gli israeliti avevano buoni rapporti pure con il vicino monastero femminile di san Giorgio (talvolta denominato  a la Iudeca), proprietario anch’esso di suoli e di case nel perimetro della Giudecca. Una pergamena del monastero, datata 1255, attesta poi la dimora di ebrei anche nella contrada dell’ Ortomagno.

Anche presso la Scuola Medica Salernitana c’erano medici giudei e traduttori di testi dall’ebraico.

L’arte a cui in questo periodo gli ebrei più si dedicavano era la tintura e la manganatura delle stoffe, ma tra le loro attività c’era anche il commercio via mare.

Tra la fine del periodo svevo e gli inizi di quello angioino, S. ospitò un astro della cultura ebraica, Mosè ben Shelomoh, onorato dai suoi contemporanei con l’appellativo di «Terzo Mosè» dopo il Mosè biblico e Mosè Maimonide. Mosè ben Shelomoh, che fu attivo qui come medico e traduttore tra il 1250 e il 1279.

Una lapide sepolcrale in ebraico dedicata a un Mosè b. Shelomoh deceduto nel 1279, rinvenuta nel 1963 nei pressi della chiesa di santa Lucia, è concordemente riferita a lui.

Con gli Angioini la comunità ebraica si disgrega

Gli Angioini, subentrati agli Svevi nel dominio del Mezzogiorno (1266), si premurarono di portare alla fede cattolica i loro sudditi ebrei. Servendosi di pressioni, ma promettendo anche premi, primo fra tutti l’esenzione dalle tasse, essi riuscirono nel loro intento.

La tolleranza degli aragonesi

Nonostante la difficoltà di essere giudei, i rientri dei neofiti nella fede dei padri si intensificarono  appena qualche decennio dopo la grande conversione del 1294. Gli Angioini si mostrarono man mano tolleranti sia con coloro che tornavano alla fede avita sia con coloro che non l’avevano mai abbandonata. La conquista del regno di Napoli nel 1442 da parte di Alfonso d’Aragona  confermò la ripresa della vita ebraica e le conferì un forte dinamismo per il favore che i nuovi signori usarono verso i seguaci di Mosè. 

L’arrivo dei francesi e le nuove persecuzioni

Con l’arrivo dei francesi, nel 1495, gli ebrei furono dappertutto assaliti e depredati, rimettendoci in alcuni casi anche la vita. 

Nel 1541 Carlo V mise la parola fine alla presenza ebraica nel Mezzogiorno.

(tratto da Italia Judaica)

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