Il pirata Barbarossa, l’assedio di Salerno e San Matteo

Il pirata Barbarossa e l’assedio di Salerno. Questo è un episodio chiave nella storia di tutta la città di Salerno. Evento importante anche per la storia delle devozione che i salernitani hanno per San Matteo.

Barbarossa non era un pirata

Partiamo subito col dire che Barbarossa, vero nome Khayr al-Dīn Barbarossa, detto in ambiente italico Ariadeno Barbarossa, non era un pirata. Nacque a Mitilene, nel 1478 e morì a Costantinopoli nel 1546. Egli era  ammiraglio ottomano, Bey di Algeri e di Tlemcen, nonché comandante della flotta ottomana. Certo è che per chi le subiva, le sue azioni erano piratesche.

La guerra contro gli stati italici

La storia che narriamo, è tratta da un intervento, del quale riportiamo il link alla fine, fatto da Massimo La Rocca, studioso e appassionato di storia salernitana.

Nell’aprile del 1543 Barbarossa esce da Istanbul con 70 galee, 40 galeotte, 100 navi grosse. A seguito dell’alleanza dell’imperatore turco Solimano con il re francese Francesco I.

Agli inizi di giugno del 1544 Barbarossa comincia a imperversare sulle coste italiane.

Il pirata Barbarossa e l’assedio di Salerno e il miracolo di San Matteo

L’ammiraglio Ariadeno Barbarossa appare nel Golfo di Salerno con le sue navi il 27 giugno del 1544.

Le navi turche si disposero innanzi a Salerno e Amalfi, per metterle a ferro e fuoco, spogliarle dei loro tesori e trarne il maggior numero di prigionieri.

Quel giorno il cielo era sereno, il mare calmo, non un alito di vento disturbava la quiete. Molti Salernitani corsero alle armi nella speranza di opporre resistenza agli invasori. Altri conoscendo la fama della crudeltà di Ariadeno fuggirono disperdendosi nelle campagne vicine; altri ancora si riversarono nella Cattedrale per supplicare l’intervento di San Matteo.

I feroci turchi erano quasi sbarcati, quando improvvisamente una tempesta di vento e acqua si abbatté sul Golfo. Le navi non ressero più all’àncora, quindi molte di esse scontrandosi affondarono, altre furono sbattute sulla riva, altre si dispersero nel Tirreno.

I venti impediranno a Barbarossa di aggredire nuovamente Salerno, pur trovandosi alla volta di Capo Palinuro.

Per i Salernitani fu un Miracolo del proprio patrono, l’Apostolo ed Evangelista San Matteo. Per gli Amalfitani, invece, del proprio patrono, l’Apostolo Sant’Andrea.

Secondo il mito, i due Santi apparirono nel cielo del Golfo di Salerno suscitando la tempesta che pose fine all’Assedio turco. Fu in questa occasione che San Matteo pronunciò la celebre frase “Salerno è mia: io la difendo”.

A seguito del presunto Miracolo di San Matteo, è risaputo che a Salerno si decise di inserire la figura dell’Evangelista nello Stemma della città.

Il pirata Barbarossa e l’assedio di Salerno danno vita a una festa

Come ricorda Fernando Dentoni Litta in “Tradizioni Popolari Salernitane”, per quanto concerne l’anniversario del fatto miracoloso, tradizionalmente a Salerno veniva ricordato ogni anno con la “Festa del Barbarossa” con tanto di processione dei resti di San Matteo.

La Festa continuò a svolgersi ancora qualche anno dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale per poi perderne traccia. Tale Festa a Salerno sarebbe da resuscitare in chiave turistica, ma soprattutto religiosa visto che era legata a un Miracolo di San Matteo

Nella Cripta del Duomo di Salerno, tra il 1606 e il 1609, dal pittore di origini greche Belisario Corenzio, furono realizzati due affreschi per ricordare il Miracolo di San Matteo.

Uno raffigura il momento dell’Assedio di Salerno da parte della flotta turca

L’altro affresco invece raffigura la Tempesta davanti alla città che mette in seria difficoltà le navi turche.

Clicca per l’intervista completa a Massimo Della Rocca e tutta la storia di Ariadeno Barbarossa.

 

Condividi
ArabicChinese (Simplified)DutchEnglishFrenchGermanItalianPortugueseRussianSpanish