Salerno nel periodo svevo

Salerno nel periodo svevo vede svanire la sua forza e l’influenza che fino ad allora aveva avuto. Benché la capitale del regno fosse ormai a Palermo dal 1127 per volere di Ruggero d’Altavilla, fratello di Roberto il Guiscardo, la città normanna aveva mantenuto la sua importanza.

Siamo nel 1189 quando quando muore il re di Sicilia Guglielmo il Buono. Si apre così la lotta per la successione. A contendersi il trono sono l’imperatore Enrico VI e Tancredi di Lecce.

La città di Salerno si trova nel mezzo di questa lotta. Enrico VI era sposato con Costanza d’Altavilla, normanna e discendente della stessa casata del Guiscardo. Ma questo non bastò a valergli il favore del popolo, che preferiva appoggiare un normanno, e così fu che Tancredi fu eletto re di Sicilia, dopo la cosiddetta “rivolta dei barone” nel 1189.

L’appoggio del Papa ai normanni

Nel 1190 Papa Clemente III, non tollerando la presenza di un re tedesco in quello che riteneva un feudo ecclesiale, legittimò la successione di Tancredi di Sicilia.

Enrico VI imperatore scende in Italia

Nel 1191, alla morte del padre Federico Barbarossa, Enrico VI assunse il titolo di Sacro Romano Imperatore e poi re d’Italia dal Papa. Subito dopo mosse verso la Sicilia. Molte città del regno normanno si sottomisero, e solo a Napoli Enrico VI trovo resistenza. L’imperatore pose d’assedio la città.

Salerno si schiera con Enrico VI

A Salerno si formano due fazioni contrapposte: quella capeggiata da Matteo d’Aiello e da suo figlio Niccolò, vescovo della città, sosteneva gli Altavilla, e quella capeggiata dall’arcidiacono Arrigo sostenitore degli Svevi

A prevalere momentaneamente fu quella filo sveva, infatti durante l’assedio di Napoli, l’imperatore si ammalò e Salerno accolse il sovrano perché fosse curato dai medici della sua Scuola Medica. Una volta guarito Enrico si affrettò a ritornare in Germania dove, in seguito alla diffusione della notizia della sua morte, si erano sollevate delle sommosse. L’imperatrice Costanza d’Altavilla invece si trattenne a Salerno nella reggia dei suoi avi, il Castel Terracena.

Il tradimento

La fazione favorevole ai normanni, a Salerno, capeggiata da Matteo d’Aiello, consegnò l’imperatrice Costanza nelle mani di Tancredi. Dopo una serie di trattative, l’imperatrice fu rilasciata, ma il tradimento dei salernitani restò nella mente dell’imperatore.

Saccheggio e distruzione della città

Nel 1194 Enrico VI scese di nuovo in Italia e ricambiò l’affronto subito dalla moglie, saccheggiando e distruggendo Salerno. Fu probabilmente in questa occasione che molti manoscritti della Scuola furono portati in nord Europa dove sono tuttora conservati. E fu certamente questo il momento che segnò l’inizio del declino della città.

Enrico VI conquista il regno normanno

Enrico VI calò nuovamente in Italia alla morte del re di Sicilia Tancredi, nel giugno del 1194. Il suo poderoso esercito, coadiuvato dalle flotte pisane e genovesi, non incontrò particolari resistenze. Nell’autunno del 1194, ricevette a Troia il giuramento di fedeltà dei feudatari rimasti fedeli agli Altavilla.
La notte di Natale del 1194 Enrico VI fu incoronato Re di Sicilia e poté annettere il regno al Sacro Romano Impero. La moglie Costanza, il giorno dopo l’incoronazione di Enrico, partorì l’attesissimo erede, il futuro Federico II.

Salerno nel periodo svevo

Per la città di Salerno il periodo svevo fu l’inizio di una lenta decadenza. Nemmeno il figlio di Enrico VI, Federico II, fu tenero con l’ex capitale normanna. Egli emanò diversi editti che relegarono Salerno a un ruolo di secondo piano. In particolare la Scuola Medica perse parte della sua importanza con la fondazione dell’Università a Napoli, anche se nelle Costituzioni Melfitane Federico riconobbe alla Scuola l’autorità esclusiva di rilasciare le lauree in medicina.

Una piccola ripresa con Manfredi, che fece costruire il porto

Con il regno di Manfredi, nel 1254, la città ebbe un moto di ripresa. Salerno poté contare su un potente alleato, Giovanni da Procida, salernitano consigliere dell’imperatore.

Nel 1260, grazie anche a lui, cominciarono i lavori di sistemazione del porto, fortemente richiesto dai Salernitani; a testimonianza di ciò, ancora oggi, il molo più antico dello scalo porta il nome del sovrano svevo (“molo Manfredi“).

Dagli svevi agli angioini

Nel 1266 Manfredi viene sconfitto a Benevento da Carlo d’Angiò, sceso in Italia con la benedizione del Papa, proprio per fermare Manfredi. La fedeltà della città di Salerno agli svevi, con l’impegno di Giovanni da Procida nell’organizzare la resistenza, provoca la dura reazione degli angioini, e porta alla città distruzioni, soprusi, angherie e devastazioni.

Condividi
ArabicChinese (Simplified)DutchEnglishFrenchGermanItalianPortugueseRussianSpanish