Teatro Verdi di Salerno, dall’oblio ai fasti

Il Teatro Verdi di Salerno ha una storia legata alla sua costruzione tutta da scoprire. In un itinerario legato alla Salerno da vedere è certamente da inserire ai primi posti.

Eppure la sua funzione per anni è stata molto sottovalutata dai salernitani. Il Massimo teatro cittadino ancora oggi, da molti salernitani, è visto come un luogo d’elite, riservato a quella che una volta era chiamata l’alta borghesia. A che cosa è dovuto questo pregiudizio? Probabilmente a ciò che viene rappresentato, se parliamo di opera. Il Teatro Verdi di Salerno però negli anni ha aperto le porte a tutti i tipi di spettacoli. Altro pregiudizio potrebbe essere legato alla percezione sui costi d’accesso. Quindi molti salernitani si sentono inadeguati per un teatro così importante?

Per i primi anni dopo la sua costruzione, il Verdi fu sempre più chiuso che aperto. Una delle penne più sottili del giornalismo locale, Ottavio de Sica, zio di Vittorio, ironicamente lo definì «lo schiavo di pietra», in riferimento alle catene che ne chiudevano il portico, sentenziando che «il Verdi era un’opera forse eccedente i bisogni angusti del popolo».

teatro verdi

L’oblio definitivo dopo il terremoto del 1980

La zona del Teatro Verdi di Salerno, proprio di fianco alla Villa Comunale, fino agli ’90 si può dire che fosse tra quelle più frequentate dalle prostitute, in particolar modo di sera. Per molti cittadini era un quartiere da evitare, così come il teatro. Il Teatro subì enormi danni anche durante il terremoto dell’Irpinia del 1980 quando rimase inagibile per circa 14 anni. La ristrutturazione, voluta e cominciata grazie al sindaco Vincenzo Giordano fu completata nel 1994, anno in cui fu reinaugurato in occasione del cinquantenario di “Salerno Capitale d’Italia” con un concerto dei Solisti Veneti. Il 22 gennaio 1997 la messa in scena del Falstaff (Verdi), interpretato da Rolando Panerai, inaugura la Prima Stagione Lirica della storia recente del teatro.

Storia della sua costruzione

costruzione teatro verdi

Con la chiusura del teatro San Matteo nel 1845 si sentì l’esigenza di realizzare un nuovo luogo di spettacolo. I luoghi proposti dall’Intendente della Provincia in data 15 novembre 1843 furono due: il largo Santa Teresa e il largo della Barriera fuori Portanova.

Per volontà del sindaco Matteo Luciani, nel consiglio comunale del 15 dicembre 1863, grazie a fondi del governo centrale, partirono i lavori nell’area di Santa Teresa. Il progetto fu dell’ingegnere capo del genio civile Antonino D’Amora. Il 1º ottobre 1869 i locali furono consegnati a Fortunato e Gateano D’Agostino per la parte decorativa. Dopo due anni e mezzo anche questi lavori furono completati e il 15 aprile 1872 il teatro fu inaugurato con il Rigoletto di Giuseppe Verdi.

Teatro Verdi di Salerno e la sua intitolazione al maestro

L’intitolazione a Verdi avvenne solo alla morte del compositore nel 1901. Dal 2007 il direttore artistico è Daniel Oren. Da allora il teatro Verdi di Salerno si è affermato nel panorama lirico nazionale come teatro di eccellenza.

Architettura e decorazioni

teatro verdi salerno

L’edificio è costituito da un corpo di fabbrica lungo m. 65 e largo m. 35; presenta agli estremi corti due appendici simmetriche, corrispondenti rispettivamente alla zona d’ingresso e al retropalco. Nelle articolazioni esterne, soprattutto nel suo prospetto frontale, esso ripropone lo schema neoclassico, già sperimentato dal Piermarini per la Scala di Milano e dal Piccolini per il Massimo napoletano; la pianta interna del San Carlo è, inoltre, rispresa, ridotta ed adattata per quella del Municipale salernitana.

I lavori di decorazione partono nell’ottobre del 1869. Gaetano D’Agostino, pittore e decoratore, si occupa della direzione di questi lavori. Consapevole dell’onore che la commessa avrebbe portato alla sua impresa, sceglie di farsi affiancare dalle firme più prestigiose del mondo accademico partenopeo. All’impresa partecipano: Domenico Morelli, Pasquale Di Criscito, Ignazio Perricci, Giuseppe Sciuti e folto gruppo di salernitani: suo fratello Antonio, il cugino Ermenegildo Caputo, Matteo Amendola e lo scultore Giovan Battista Amendola.

D’Agostino si occupa della progettazione e della direzione dei lavori degli ornamenti dei palchi. Sui parapetti dei palchi di prima fila si evolvono putti che recano al centro un medaglione; in seconda, possenti giganti neo-manieristi col corpo fiorito in calice nell’estremità inferiore; in terza fila figure femminili in tensione si congiungono e, intrecciando le mani, definiscono un medaglione che accogli le effigie di un poeta, di un’artista o di un musicista.

Su una facciata esterna del Teatro Verdi un decoratore si concesse una piccola burla: è infatti raffigurato un putto con il pene in erezione che insegue un altro angioletto

Il foyer

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La statua in gesso dipinto del Pergolesi Morente di Giovanni Battista Amendola, è collocata al centro di un’esedra in cui a nicchie con statue si alternano colonne di stucco decorate a finto marmo.

Il sipario

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Il maestro Morelli elabora il soggetto del sipario. L’episodio prescelto è la Cacciata dei Saraceni da Salerno, avvenuta nell’estate del 871, quando i Salernitani, guidati dal principe Guaiferio, opposero resistenza agli invasori Amareni, capeggiati dal violento Abdila. Dalle fonti letterarie Morelli trasceglie il momento in cui i baldanzosi Saraceni, forti della loro superiorità militare, avanzano per vendicare settanta uomini delle loro schiere, uccisi dagli avversari nel corso di una fulminea incursione oltre le mura.

Il soffitto della sala

Nel plafond della sala Gioachino Rossini domina come un incontrastato signore al centro di una complessa metafora musicale. Le muse gli fanno da corona, procedendo dall’oscurità del fondo: avanzano tenendosi per mano, si lanciano in un coreografico carosello nel blu di Prussia del cielo.

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